E.ON Climate&Renewables Italia srl: “Lei non sa chi sono io!”

Sul costruendo impianto eolico in località Montagna Fasana, in territorio di Morcone, succedono cose strane. Pare che la E.ON si sia appropriata di tutta la montagna e la vigilanza intima, a chi si appresta nei pressi, con fare minaccioso, di allontanarsi.
Io personalmente ho subito cinque tentativi di intimidazioni tutti andati, per loro, a vuoto.
In alcuni casi mi è stato intimato di non scattare foto.
Ci giungono quotidianamente notizie che la vigilanza in servizio sul costruendo impianto eolico non appena scorge persone estranee o semplici escursionisti avvicinarsi all’impianto li intercettano e gli “intimano” di allontanarsi. Tra il 15 ed il 18 agosto due amici con rispettive famiglie sono stati allontanati con al minaccia di essere denunciate.
E’ evidente che la società E.ON non vuole occhi indiscreti che possano vedere o documentare con foto e video quello che in realtà stanno facendo: occupazione di aree non autorizzate, scavi senza alcuna precauzione e i 37 cantieri aperti, nella stragrande maggioranza dei casi, senza la prescritta cartellonistica e recinzione
che delimit
i i cantieri.
Loro NON hanno il diritto di allontanare le persone che si trovano nei pressi dei cantieri!
La montagna è territorio pubblico per altro gravata da usi civici quindi di effettiva proprietà dei cittadini.
L’autorizzazione a costruire un impianto industriale eolico non gli da il diritto di appropriarsi di tutta la montagna!
La E.ON è obbligata a recintare tutte le aree di cantiere e predisporre e segnalare appositi “passaggi protetti” al fine di poter dare la possibilità a persone ed animali al pascolo di attraversarli in tutta sicurezza.
Il cantiere non è una dogana ne una proprietà privata e non si può limitare la libertà individuale di circolazione in aree pubbliche.
Vi possono intimare di allontanarvi solo se avete scavalcato la recinzione e vi trovate all’interno della stessa.
E se per caso entrare in un’area non opportunamente recintata e prendere una storta o vi fate male la responsabilità giuridica, penale e risarcitoria ricade sulla ditta, sul direttore dei lavori e sul Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione che sono penalmente e civilmente perseguibili.
Alla sicurezza dei cantieri sono dedicati gli artt. 108 e 109 del Capo II (Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni e nei lavori in quota) del Titolo IV (Cantieri temporanei o mobili) del Decreto legislativo 81/2008:

SEZIONE II – DISPOSIZIONI DI CARATTERE GENERALE
Articolo 108 – Viabilità nei cantieri
1. Fermo restando quanto previsto al punto 1 dell’allegato XVIII, durante i lavori deve essere assicurata nei cantieri la viabilità delle persone e dei veicoli.
Sanzioni Penali per i datori di lavoro e i dirigenti • Art. 108 : arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.096,00 a 5.260,80 euro [ Art. 159, co. 2, lett. b)]

Articolo 109 – Recinzione del cantiere
1. Il cantiere, in relazione al tipo di lavori effettuati, deve essere dotato di recinzione avente caratteristiche idonee ad impedire l’accesso agli estranei alle lavorazioni.
Sanzioni Penali Sanzioni per i datori di lavoro e i dirigenti • Art. 109, co. 1 : arresto sino a due mesi o ammenda da 548,00 a 2.192,00 euro [ Art. 159, co. 2, lett. c)]

Quindi se andate a fare una passeggiata ai “Tre Cantoni” e qualcuno arriva e vi intima di allontanarvi da un’area non recintata, chiamate la forza pubblica e denunciate sia la persona che vi intima di andare via (gli addetti alla vigilanza privata non sono pubblici ufficiali) sia la società che non ha installato le opportune recinzioni e predisposto, segnalandole, le aree obbligatorie di attraversamento del cantiere poiché in nessun caso è previsto che si possa limitare la libera circolazione su aree pubbliche.

19/08/2018                                                                                                  Il Presidente

                                                                                                                     Giuseppe Fappiano

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L’Amministrazione Provinciale di Benevento nelle mani della lobby dell’eolico!

Giusto per rendere l’idea di quanto sia stata già devastata la Valle del Fortore. Questa è l’immagine del carico di pale eoliche nella Valle del Fortore. 450 pale eoliche geolocalizzate con Google Heart. Il dato è ancora parziale poichè bisogna geolocalizzate ancora molte pale eoliche.

Fronte Sannita per la Difesa della Montagna
Costituita ai sensi dell’art. 18 della Costituzione della Repubblica Italiana
c/o Vico Santa Chiara, 3 – 82032 Cerreto Sannita
e- mail : fronte.sannita@gmail.com

Diciamo che fondamentalmente io sull’eolico sono un ignorante ma che, comunque, cerco in tutti i modi di colmare questa lacuna studiando ed informandomi adeguatamente cercando, per quanto mi è possibile di capire. Perchè una cosa è parlare come vice sindaco del Comune di di Foiano di Valfortore ed altra cosa è parlare come consigliere provinciale con delega all’ambiente.
Se fossi un amministratore pubblico e mi chiamassi Giuseppe Ruggiero, consigliere provinciale con delega all’ambiente potrei prendere la parola e disquisire solo dopo essermi informato adeguatamente e fatto tutte le verifiche del caso prima di esternare.
Specialmente quando si parla di tecnologie impattanti e devastanti per i territori e gli ecosistemi che la sua delega dovrebbe tutelare o quantomeno attenzionare! Perché l’eolico è uno strumento distruttivo, genera deserti e distruzione di territori, di habitat, della fauna e della florae cambia la vita in peggio alle persone che hanno la sfortuna di trovarsele addosso!
L’intervento su “Ottopagine” di venerdì 27 luglio 2018 somiglia più ad un intervento di un dipendente della IVPC che di un consigliere provinciale con delega all’ambiente.
Smontare pezzo pezzo le affermazioni dell’amministratore pubblico è cosa assai facile.
Il consigliere afferma:
La delibera della Regione Campania n° 533 del 2016, conseguenza della Legge Regionale n° 6 del 5 aprile 2016, ha rappresentato una vera e propria moratoria per le energie rinnovabili. Inoltre la Corte Costituzionale, con sentenza n° 177 del 26 luglio 2018, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 15, comma 3 della predetta legge regionale, la quale imponeva un periodo di moratoria di sei mesi al rilascio delle autorizzazioni uniche in attesa della predisposizione di un piano energetico regionale, poi mai redatto ed adottato.

Il consigliere ignora che la moratoria di 180 giorni riguardava semplicemente il rilascio di “NUOVE” autorizzazioni in attesa dell’individuazione dei “Siti non Idonei” alle installazioni di impianti eolici di potenza superiore a 20Kw facendo “salve” tutte le autorizzazioni già rilasciate fino a quel momento.
L’articolo 15 della Legge Regionale n° 6/2016 non prevedeva la predisposizione del Piano Energetico Regionale ma intendeva stabilire i criteri ed individuare le aree non idonee recependo, con grave ritardo, il Decreto Ministeriale 10 settembre 2010 n. 47987.
L’iter si concluse con l’adozione delle Delibere di Giunta regionale n° 532/2016 “Indirizzi per la valutazione degli impatti cumulativi” e 533/2016 “Criteri per l’individuazione dei Siti non Idonei”. In attuazione della DGR n° 533/2016 venne emanato il Decreto Dirigenziale n° 442/2016 “Individuazione dei comuni saturi”.

Il consigliere afferma:
. la legge regionale (ndr 6/2016), la quale imponeva un periodo di moratoria di sei mesi al rilascio delle autorizzazioni uniche in attesa della predisposizione di un piano energetico regionale, poi mai redatto ed adottato.

Il consigliere ignora che la Regione Campania ha avviato la predisposizione del PEAR ma con atto separato e non collegato alla Legge Regionale n° 6/2016. Infatti l’iter è stato avviato con la costituzione del “tavolo tecnico” di cui al DPGR della Campania n° 166 del 21/07/2016 e con successivo Decreto del Presidente della Giunta Regionale della Campania n° 363 del 20/06/2017 è stato decretato la “Presa d’Atto” del nuovo PEAR che ora deve passare per le successive verifiche fino alla sua definitiva adozione.

Il consigliere afferma:
In un’epoca in cui la Comunità Economica Europea ha imposto per gli Stati membri l’obbligo di raggiungere il 34% della propria produzione elettrica attraverso le fonti rinnovabile, la Regione Campania attraverso quindi norme confuse, conflittuali e su cui pendono altre decine di ricorsi, ha letteralmente paralizzato il settore delle rinnovabili.

Il consigliere ignora che la Comunità Europea con Direttiva 2009/28/CE fissava l’obbiettivo al 17% come percentuale di energia rinnovabile sul consumo finale. Questo parametro è stato abbondantemente superato già dal 2014 ed ha raggiunto nel 2016 la quota del 17,41% dei consumi. La quota di cui il consigliere parla (32% e non 34%) della produzione è già stata superata nel 2016. Dal Rapporto GSE anno 2016 (pag 42):” Nel 2016 le rinnovabili hanno contribuito per il 37,3% alla produzione lorda complessiva. Rispetto al Consumo Interno Lordo (differenza tra la produzione lorda e il saldo estero al netto della produzione da pompaggi), nel 2016 l’energia elettrica effettiva prodotta da fonti rinnovabili ha fornito un contributo pari al 33,2% (valore identico al 2015), mentre quella calcolata applicando i criteri stabiliti dalla Direttiva 2009/28/CE ha fornito un contributo pari al 34,0% (33,5% nel 2015).”
Quindi l’Italia ha già soddisfatto abbondantemente gli obbiettivi imposti dalla Comunità Europea che impone la produzione di rinnovabili pari al 32% per il 2030.
Quello che il consigliere ignora, o finge di non sapere, è che l’obiettivo del 32% deve essere realizzato non dall’eolico ma attraverso l’incentivazione all’autoproduzione di energia fotovoltaica finanziando piccoli impianti domestici sempre connessi con sistemi di accumulo e le reti locali e non con impianti industriali che sfruttano l’energia eolica.
E’ evidente che il consigliere con delega all’ambiente poco sa di energia e degli impatti devastanti degli impianti eolici sia per la distruzione dell’ambiente che nella distruzione delle risorse naturali.
A lui interessa che su ogni fazzoletto di terra ci sia impiantata una pala eolica.
Se è stato necessario intervenire con l’individuazione dei siti non idonei, voluti fortemente da associazioni e comitati, è perché in Campania, e particolarmente nel Sannio ed in Irpinia vigeva, ed in parte vige ancora, la legge del Far-West.
Sin dagli anni ’90 le società eoliche, ed in particolare l’IVPC si appropriavano di terre agricole e montane pagando affitti ridicoli ai contadini (poco più di 800 euro all’anno) mentre la pala eolica produceva profitti per oltre 800.000 euro all’anno. Queste sono le proporzioni!
E se è stato necessario mettere i “paletti” delle distanza dalle strade, dalle case, dai centri abitati è semplicemente per tutelare la salute pubblica dal rischio di distacco della pala, dal rischio di inquinamento delle falde, dal rumore, dall’effetto stroboscopico, dalle onde elettromagnetiche e delle onde a bassa frequenza. Tutti elementi che possono causare disturbi fisici e psicologici o l’acutizzarsi di una serie di patologie anche gravi. Andasse a parlare con gli abitanti di Casalduni, Pontelandolfo e Morcone e verifivare direttamente le consizioni di non-vita sotto le pale eoliche.
Le distanze dalle strade, dai beni storici e archeologici sono stati imposti per salvaguardare gli stessi beni e per tutelare i caratteri identitari dei territori che l’eolico ha devastato e cancellato.
Al consigliere evidentemente poco importa della salute e della tutela e salvaguardia dell’ambiente e dei beni culturali ed archeologici. Secondo il suo principio qualsiasi pezzo di terra deve essere monetizzato e qualsiasi appezzanebto di terreno libero deve essere utilizzato per lo sfruttamento intensivo per fare energia elettrica con l’eolico!
Non abbiamo letto una, che fosse una, sola parola da parte del consigliere con delega all’ambiente di tutele ambientali, salvaguardia degli habitat degli ecosistemi ecc…ecc… e delle leggi Comunitarie e nazionali che le tutelano.
E sfugge, o forse non sa, che la vita della gente non si basa sulla produzione di “energia eolica”. L’energia elettrica non è una priorità per le persone. Forse sfugge al consigliere che l’Alto Sannio non è un’area industriale ma un’area agricola montana che ha un’altra funzione: quella, cioè, di produrre energie buone e necessarie alla vita stessa ed al benessere e salutare della gente.

Il consigliere afferma:
Le scelte della Regione Campania appaiono incomprensibili soprattutto per il fatto che una filiera economica si era venuta a sviluppare in uno dei territori più poveri ed arretrati d’Italia. Aziende quali IVPC, Erg ed Enercon hanno insediato uffici e magazzini non solo nel capoluogo di Provincia, ma anche in piccoli Comuni quali San Marco dei Cavoti e Montefalcone di Val Fortore. Le unità lavorative dirette, in un territorio che dal dopoguerra ad oggi ha conosciuto uno spopolamento di oltre il 50% della popolazione residente, sono quasi duecento, nella massima parte giovani fortorini che non sono dovuti emigrare come i propri nonni o genitori.

E qui il consigliere si incarta perché prima dice che l’eolico in Val Fortore ha portato lavoro e soldi con cui hanno generato posti di lavoro, sviluppato l’edilizia, aggiustato le strade ecc… (vediamo che ne pensa il Comitato Viabilità Negata” della Valle del Fortore) e poi dice che la Valle del Fortore è uno dei territori più poveri d’Italia con una emigrazione giovanile di oltre il 50%.
Delle due una: o la Valle del Fortore è un “eldorado” con al presenza dell’eolico oppure l’eolico è motivo dell’arretratezza economica e sociale. Sicuramente negli anni ’90, quando si presentò l’IVPC pur di accaparrarsi terreni (land grabbing) per fare eolico prospetarono agli abitanti che ci sarebbero stati soldi, benessere e lavoro per tutti.
Dopo trent’anni la situazione è sotto gli occhi di tutti. La Valle del Fortore è l’area più depressa d’Italia (e forse d’Europa) ed ha la maggiore emigrazione giovanile.
Potrebbe essere questa dipendente dall’incapacità dei politici locali prostrati e “drogati” con 3% delle royalty?
Sicuramente, però, un benessere si è generato ed è dei conti in banca dell’IVPC e della miriade di altre società e multinazionali padroni di un territorio oramai incancrenito dall’eolico.

Il consigliere afferma:
Il paradosso di questa situazione consiste nel fatto che nella propria programmazione energetica, la Regione Campania non ha mai ascoltato i territori. Nel Fortore beneventano non si sono mai verificate forme di protesta da parte delle Amministrazioni Comunali. Infatti tutti i comuni interessati da queste istallazioni, circa una decina, beneficiano di una royalty pari al 3% del fatturato lordo che queste società ottengono dalla vendita dell’energia o dalla cessione di titoli energetici, per un importo vicino ai tre milioni di euro.

Per conoscere le condizioni le vere condizioni della Valle del Fortore basta leggere le statistiche. In primo luogo bisogna dire che le royalty sono vietate(D.M. 10/09/2010 Allegato 2 – Criteri per l’eventuale fissazione di misure compensative).
Il 3% deve essere utilizzato solo ed esclusivamente per compensazioni ambientali (se le hanno previste è perché hanno capito che l’eolico è una tecnologia devastante e distruttiva dei territori)
Se quel 3% equivale a 3 milioni di euro allora la Valle del Fortore produce circa 100 milioni di euro di fatturato all’anno. Non ne vedo alcun beneficio nè per la popolazione nè per il territorio.

Il consigliere afferma:
Con quei soldi si mettono a posto le strade”.

Non so dove viva il consigliere ma è di febbraio 2018 che il “Comitato Viabilità Negata“ protestava sotto le finestre della provincia perché le strade della Valle del Fortore sono indegne ed impercorribili.

Ogni anno il giornale “Il Sole 24 ore” pubblica lo studio economico reddituale degli italiani e sistematicamente l’area della Valle del Fortore si pone all’ultimo posto come l’area d’Italia più svantaggiata economicamente con il più alto tasso di emigrazione giovanile. Infatti il reddito medio degli 11 comuni della Valle del Fortore è di €. 7.844,18 (Dati ISTAT). Reddito che non proviene assolutamente dall’eolico ma per il 71% sono redditi da pensioni.
Si, il maggior reddito prodotto dalla Valle del Fortore è dato dalle pensioni.

Nel 2004 l’Amministrazione Provinciale di Beneventoapprovo il Piano Energetico Ambientale. Progetto realizzato da un partenariato composto dall’Università degli Studi del Sannio, dall’ENEA e dalla Fondazione Idis-Città della Scienza. Dal progetto è chiaro che già nel 2004 il territorio sannita era saturo di impianti eolici che già avevano impegnato il 5% del territorio in massima parte nella Valle del Fortore. Dal rapporto si legeg che le potenzialità massime ancora disponibili erano 50MW per la valle del Fortore e 25MW per tutto il restante territorio.
Questo per tutelare le aree per lo sviluppo di allevamenti di qualità, di attività agricole specializzate, per tutelare l’artigianato, le risorse naturali, i beni paesaggistici, culturali, archeologici e per salvaguardare caratteri identitari del territorio.
Quindi già al 2004 era stata accertata una saturazione eolica del territorio. E forse per questo quel Piano Energetico Ambientale non fu mai attuato. Toccava interessi economici enormi, e non solo!
Qualcuno consigli al consigliere all’ambiente di leggersi almeno le carte e gli studi dell’amministrazione di cui fa parte. Potrebbe imparare molto!
Ora, mi chiedo, è mai possibile che un consigliere provinciale peraltro con delega all’ambiente possa perorare la causa agli industriali dell’eolico che è una tecnologia, insieme alle trivellazioni petrolifere, la più devastante per l’ambiente? Io auspico che la posizione del consigliere con delega all’ambiente non sia la posizione ufficiale dell’Amministrazione Provinciale perché sarebbe veramente drammatico avere un’amministrazione che ha il territorio con risorse naturali e paesaggistiche pregiate ma è anche tra le più devastate d’Italia e la si vorrebbe devastare ancor di più.
Sarebbe il caso che il presidente della Provincia esprimesse la posizione ufficiale perché la posizione del consigliere con delega all’ambiente è una posizione incompatibile con la tutela e la salvaguardia dei territori, dell’ambiente e delle biodiversità ed è anche in chiaro contrasto con la salvaguardia della salute dei cittadini che abitano nei pressi degli impianti eolici.

04 agosto 2018                                                                                                                  Il Presidente
Giuseppe Fappiano

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C’è uno spettro che si aggira per l’Alto Sannio, lo spettro del grillismo!

La politica, quella seria e responsabile dovrebbe avere il buongusto di farsi da parte quando sa di essere responsabile, direttamente o indirettamente, dei danni causati all’ambiente e alle popolazioni.

I politici, dovrebbero avere l’onestà intellettuale di non speculare sui movimenti e confessare la propria incapacità a risolvere i problemi che essi stessi hanno causato, invece stanno sempre lì dove c’è un movimento popolare a dare soluzioni ed indicazioni a come risolvere il problema:” La colpa è di quegli altri, ora ci siamo noi e ci impegniamo a bloccare tutto”. E la gente, disperata, è costretta a credergli perché pensa che il politico ha gli strumenti per fare ciò che promette.

Non è così. La politica si infiltra cercando di veicolare la protesta per smorzarla e per renderla funzionale a se stessa. Là dove nascono comitati o associazioni spontanee in difesa di un diritto è il posto dove la politica ha fallito!

La mia esperienza nella battaglia all’eolico, che continua senza sosta, mi ha insegnato che bisogna diffidare e tenere lontani dai comitati i politici. Questa mia convinzione è stata causa di rotture insanabili con il potere politico ed amministrativo, che ha trascinato dietro di se una parte del movimento. Quando siamo stati chiamati dalla politica siamo sempre stati ben disposti ad argomentare le nostre istanze e abbiamo anche partecipato a convegni con la presenza massiccia di politici, fino a quando la politica non ha cercato di portare a se strumentalmente il nostro movimento infiltrandosi. Hanno tutte le risposte, hanno tutte le soluzioni e quando falliscono hanno anche tutte le scuse:” la colpa e di quelli prima di noi”.

Ho avuto a che fare un po’ con tutti: Forza Italia, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, ecc…ecc. E poi con gli amministratori: sindaci, assessori ecc…ecc…

Per quel che riguarda il Movimento 5 Stelle, quando hanno cominciato a farsi vivi, hanno cercato di capire quale fosse il problema perché erano completamente a digiuno. Nel 2014 qualche attivista, mi chiese documentazione da mandare al deputato europeo Piernicola Pedicini, cosa che feci. Una corposa documentazione sugli impianti ricadenti in aree SIC ed in prossimità di aree ZPS e Parchi Regionali, (presente anche sul sito http://sannioterramadre.altervista.org/, che da anni viene aggiornato pazientemente con dati, tabelle ed articoli). Allo stato, benchè richiesto, non risulta agli atti della camera della Comunità Europea alcun intervento del suddetto deputato Europeo sulla questione eolico.

A gennaio 2015 fui contattato dalla deputazione regionale attraverso l’allora militante, ora deputato, Pasquale Maglione, perché la deputazione regionale voleva conoscere la situazione. Questo è il primo di due video registrati


https://www.facebook.com/MovimentoCinqueStelleCampania/videos/10153242251196945/?t=15

Gli spiegammo “con il cucchiaino” (si può vedere nel video) la situazione complessiva del progetto che l’amministrazione Caldoro aveva messo in pratica, iter continuato poi pedissequamente dall’amministrazione P.D. di De Luca di cui il Movimento 5 Stelle era in minoranza.

Da quell’incontro scaturirono due cose importanti: la prima fu quella di richiedere in nome e per conto dei comitati un’audizione con gli assessorati competenti (Ambiente ed Infrastrutture), la seconda che i 5 Stelle avrebbero avviato un percorso per chiedere una moratoria per bloccare, almeno temporaneamente l’emorragia di autorizzazioni di impianti eolici.

Io ero in costante contatto con Pasquale Maglione al quale il 3 febbraio 2016 fornii l’elenco delle persone che avrebbero dovuto fcomporre la delegazione per l’audizione. Sono passati oltre due anni e mezzo ed ancora stiamo aspettando la convocazione all’audizione.


Relativamente alla richiesta di moratoria, i due deputati regionali Malerba e Viglione, a cui avevamo detto quali fossero le aspettative dei Comitati e delle Associazioni, si presentarono in aula con una “mozione” mal scritta con richieste sbagliate e a tratti inutili ed inefficaci. Noi chiedevamo in primo luogo l’annullamento in autotutela da parte della Regione di moltissime autorizzazioni ricadenti in aree protette (SIC, ZPS, in prossimità di Parchi Regionali, di aree tutelate dal
D.Lgs. 42/2004 – Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137 ecc…) , contemporaneamente si chiedeva una moratoria sull’eolico visto che tra autorizzazioni rilasciate, richieste che avevano già ricevuto la VIA-VAS-VI, ed altre centinaia di progetti ancora da valutare, la Provincia di Benevento sarebbe stata invasa totalmente da pale eoliche che a quel punto sarebbero state più di 2.000 oltre alle 700 già installate.

La risposta a quella mozione da parte di De Luca fu che non ci sarebbe stata nessuna moratoria usando quella “Mozione a 5 Stelle” per blindare totalmente le autorizzazioni già rilasciate dal Governatore Caldoro chiedendo, furbescamente e da politico navigato, di integrarla per salvaguardare la Regione Campania da eventuali richieste di risarcimenti da parte delle società e chiese di garantire “immunità” ai suoi dirigenti regionali se eventualmente avessero incorso in errori sostanziali nella emanazione dei decreti. Testualmente:Condivido profondamente il contenuto della mozione. Del resto c’è un problema ambientale e di tutela del paesaggio. Ma occorre introdurre elementi di premialità a chi mette in campo soluzioni sostenibili per produzione di eolico. Ad Acca software a Montella stanno sperimentando in tal senso. Sono d’accordo con la mozione. Propongo solo la modifica per venire incontro ai dirigenti regionali. Sospendere o interrompere le procedure li metterebbe in difficoltà“. Modifica inserita!

Questa integrazione proposta da De Luca in sostanza vanificava tutto il lavoro svolto dalle associazioni e dai comitati che da anni lottavano e lottano per l’annullamento delle autorizzazioni. Sorge il dubbio che al Movimento 5 Stelle più che risolvere il problema interessava ricevere il 100% dei voti sulla loro proposta in Consiglio Regionale. Se fossero stati dei politici accorti, a quella integrazione richiesta da De Luca, avrebbero dovuto ritirare la mozione. Invece credo abbiano voluto semplicemente, come è nel loro modo di fare, incassare un voto unanime per poi spenderlo come una “vittoria dei 5 Stelle! In realtà era una sconfitta, una durissima sconfitta specialmente per i comitati in lotta. Qui il nostro comunicato stampa

http://sannioterramadre.altervista.org/sannio/articoli/moratoriaeolico.pdf

Ma c’è da dire non si sono limitati a questo, poiché oltre a contribuire a “blindare” gli impianti eolici già autorizzati, non hanno nemmeno votato, né partecipato al Consiglio Regionale, in occasione dell’approvazione dell’articolo 15 della Legge Regionale 5 aprile 2016, n. 6.
In quella occasione, avevano la possibilità di rimettere in gioco tutto il sistema facendo annullare il voto unanime della mozione.
E non sono intervenuti nemmeno sull’ integrazione a quell’articolo (Comma aggiunto dall’articolo 1, comma 59 della legge regionale 31 marzo 2017, n. 10) dove, addirittura, si permetteva che anche le richieste di impianti ancora non valutati, purchè depositati, potessero essere autorizzati.

Quell’articolo 15 della L.R. n° 6/2016:
“Misure in materia di impianti eolici e di produzione energetica con utilizzo di biomasse”, fu il frutto di una nostra proposta inoltrata al consigliere regionale indipendente Carlo Iannace, con la quale si riusci a bloccare l’eolico per 6 mesi, entro i quali bisognava individuare i siti non idonei.

Ultimamente si rivedono politici un po’ di tutti gli schieramenti, responsabili, la così detta “deputazione sannita” fiancheggiataa anche da un po’ di quella molisana, responsabili morali e materiali dello scempio, dedicarsi alle “escursioni” su aree oramai devastate e non più recuperabili. Ma nonostante tutto, imperterriti, promettono di salvare la montagna dallo scempio.

Poi leggi che il loro “capo” va a Bruxelles e a fronte di una richiesta della Comunità Europea di un aumento dal 25 al 32% di rinnovabili, Di Maio sul tavolo rilancia: “L’Italia arriverà al 35%! Ed immediato il plauso degli speculatori e devastatori ambientali del Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica (FREE) e ANEV che ne fa parte insieme ad altre associazioni, hanno salutato con soddisfazione questo passo dell’UE verso la sostenibilità, attribuendone gran parte del merito all’Italia. Pochi giorni fa infatti, le associazioni si erano assicurate l’appoggio del ministro per lo Sviluppo Economico Di Maio, per perorare in sede europea la causa del 35%, l’obiettivo dichiarato del nostro paese.”

Da non sottovalutare nemmeno la mozione della deputata del Movimento 5 Stelle Carla Ruocco che impegnò il M5S nella battaglia di detassare gli “imbullonati” (norma inserita nella legge finanziaria del 2015), che avvantaggiava gli speculatori eolici (le pale eoliche sono macchine industriali imbullonate), i quali si vedevano detassati per oltre 770 milioni di euro; cifra che sarebbe divenuta un mancato introito di IMU per i comuni.

Sulle interrogazioni di Carlo Sibilia in parlamento, stendo un velo pietoso. Interrogazioni inutili ed inconcludenti che denotavano la totale ignoranza del problema.

Ma si potrebbe continuare all’infinito per tutti i partiti politici poiché tutti sono coinvolti, direttamente o indirettamente nel bussynes dell’eolico

Il Partito Democratico che con al legge Bersani (ora in Liberi e Uguali) privatizza l’energia elettrica e si inventa gli incentivi per le rinnovabili più alte al mondo con prelievo forzoso sulle bollette elettriche degli ignari cittadini.

Forza Italia che con una legge 387/2003 dispone che gli impianti di energia rinnovabile siano individuati come “opere di pubblica utilità indifferibili ed urgenti”.

In realtà è una odiosa pratica di land grabbing”, ossia accaparramento delle terre montane e contadine al fine di uno sfruttamento intensivo dell’energia rinnovabile da parte delle multinazionali. Sull’argomento del “land grabbing” in atto nelle nostre terre il Prof. Samadi Lipari, ricercatore presso l’University of Leeds, School of Geography ha condotto una ricerca anche con la collaborazione mia e di altri attivisti, che abbiamo presentato di recente presso l’Università degli Studi di Salerno e di Napoli.

L’accaparramento delle terre è responsabilità diretta della politica perché permette questa pratica di speculazione intensiva!

Ma la cosa che più di tutte non si riesce a capire, è come mai c’è ancora gente che li rincorre e ripone fiducia in loro, nonostante essi siano, responsabili diretti o indiretti degli scempi.

Ciò che è stato fatto sul Matese Sud-Orientale non è più ripristinabile. Li attendiamo sui banchi di prova delle altre centinaia di autorizzazioni già rilasciate dove i lavori non sono ancora iniziati!

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Note…… a margine!

 

 

E’ tutto inutile. E’ stato tutto maledettamente inutile.
Denunce, esposti, marce anti-eoliche, scioperi della fame, occupazioni del Regio Tratturo, blocco fisico i lavori frapponendosi fisicamente d’avanti alle ruspe ed oltre 50 tra denunce, esposti e non so quanti articoli per denunciare e sensibilizzare.

Tutto per difendere beni pubblici e totalmente tutelati da leggi, regolamenti, decreti e tutto utilmente inutile!

L’ultima, ma non ultima, è l’emanazione del Decreto Dirigenziale n. 18 del 12/03/2018 con il quale si modificano strumentalmente ed a vantaggio della Dotto Morcone s.r.l. le prescrizioni di sospensione dei lavori in area SIC (ora ZSC) nel periodo aprile-giugno, periodo di riproduzione della fauna e dell’avifauna. Ed è di oggi che il Tribunale del Riesame ha respinto anche il ricorso del magistrato all’archiviazione delle nostre denunce dell’11 marzo 2017 e delle altre successive.

Modifica del decreto VIA-VAS-VI senza che fosse mai stata resa pubblica la convocazione ella conferenza di servizio e senza che fossero mai stati resi pubblici sul sito della regione i relativi documenti presentati dalla ditta Dotto Morcone s.r.l.

Cose che comunque abbiamo denunciato all’autorità giudiziaria, forse inutilmente.

Inutilmente come è successo per tutte le altre decine e decine di denunce presentate per scongiurare il danno ambientale e la devastazione di un territorio tra i più importanti del massiccio del Matese.

Alla fine hanno vinto loro, le lobby, gli speculatori, i devastatori ambientali, gli inquinatori, gli assassini di biodiversità.

La lotta benchè impari si è dimostrata inutile. Che senso ha, adesso, continuare una battaglia per difendere cosa?
I Tre Cantoni non ci sono più; le falde idriche inquinate dal cemento armato, i pascoli permanenti spariti, i prati aridi devastati, degli *Habitat Prioritari ne è rimasto solo il ricordo descritto nelle carte di Rete Natura 2000; il Lupo, i tritoni, il Nibbio reale e il Nibbio grigio, le Poiane, il Biancone ecc…ecc… tutto sparito!
Chi aveva in mano lo strumento per tutelare i beni collettivi non lo ha usato permettendo ad una società privata di poter utilizzare un territorio che non gli apparteneva solo ed esclusivamente per speculare economicamente.

Loro sapevano, i Lanzichenecchi, che per sconfiggere le opposizioni popolari e burocratiche, bisognava mettere sul tavolo i soldi ed ogni resistenza sarebbe sparita.

E là dove sarebbe dovuta intervenire la magistratura tutto si è rallentato fino a permettere un incalcolabile danno ambientale .
Così è stato!

Il cittadino che difende un bene pubblico collettivo contro interessi così grandi fatti di milioni di euro, di potere, di infiltrazioni nel sistema politico-economico non vale assolutamente niente!

Quello che è certo è che i territori devastati della Valle del Fortore, di Circello, di Morcone e di quelli di Santa Croce del Sannio, Pontelandolfo, San Lupo, Casalduni ecc… che saranno a breve devastati, non ritorneranno mai più come prima e i nomi dei responsabili di queste devastazioni dovrebbero essere scolpiti nella roccia a futura memoria.
Avevo già dichiarato che una volta installata la prima pala sui Tre cantoni, io mi sarei ritirato perché, benchè non mi senta uno sconfitto, ho perso!
Non ha più senso continuare poiché sono chiare le forze e le posizioni. Politicanti e partiti politici truffaldini legati a doppio filo con gli speculatori devastatori dei territori; uffici regionali asserviti agli stessi interessi; amministratori locali che si fingono “contro” ed in ultimo Procure della Repubblica che non fanno rispettare le leggi!

Non mi cercate perché sarò tra i boschi a leccarmi le ferite.
Vagherò per i monti di quel poco dei Monti del Matese rimasti ancora intatti e dove il mio istinto si sentirà ancora vivo.

 

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L’eolico invade anche Cerreto!

Al Comando dei Carabinieri
Stazione di Cerreto Sannita

Al sig. Sindaco
del comune di Cerreto Sannita

Al comando dei Vigili Urbani
del comune di Cerreto Sannita

Il sottoscritto, Giuseppe Fappiano, nato a Cerreto Sannita il 10/02/1956 ed ivi residente al Vico Santa Chiara, n° 3 presidente dell’associazione “Fronte Sannita per al Difesa della Montagna” con sede in Cerreto Sannita Vico S.Chiara,n. 3,

denuncia quanto segue:

In data 23 febbraio 2018, alle ore 8,30, si è recato in località “Parata Ungara” in agro di Cerreto Sannita, ai confini con il comune di Morcone.
Sul territorio di quest’ultimo comune si stanno eseguendo i lavori di costruzione di un impianto eolico da parte della ditta “Dotto Morcone S.r.l.” che ha recintato il cantiere di lavoro con reticolato in plastica rossa.

Da una verifica diretta si è potuto constatare che la ditta ha esteso la recinzione del cantiere nel comune di Cerreto Sannita, località “Parata Ungara”, sconfinando con essa per oltre 30 metri in profondità e per una lunghezza di circa 70 metri.

La suddetta recinzione ha inglobato al proprio interno anche un’area archeologica in cui è presente un “cippo” medievale databile intorno al 1200 con scolpita l’epigrafe “PC” che segnava i confini tra gli antichi stati medievali di Terra di Lavoro ed il Principato Ultra.

Tutto quanto sopra esposto viene segnalato affinché gli organi e gli enti in intestazione, ciascuno per le proprie competenze, adottino i provvedimenti anche in via cautelare, ritenuti più opportuni

Con Osservanza,

Cerreto Sannita 26 febbraio 2018

Si allegano alla presente denuncia n° 4 foto.

Localizzazione dell’area (cerchiata di rosso) di invasione nel territorio di Cerreto Sannita da parte della società Dotto Morcone s.r.l.

Recinto installato in agro di Cerreto Sannita (lato Ovest) 

Recinto installato in agro di Cerreto Sannita (lato Est)

 

Cippo di confine trà Contado del Molise e Terra di Lavoro risalente al 1200

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I Tre confini…..

Questa che segue è la comunicazione-denuncia sui rischi per i cippi dei confini medievali tra i tre stati di Terra di Lavoro- Principato Ultra e Contado del Molise risalenti al 1200.
In data 16 gennaio 2018 ho inoltrato, come Fronte Sannita per la Difesa della Montagna, alla Soprintendenza ai beni archeologici di Caserta una nota denuncia dei possibili rischi di sradicamento e, quindi, di cancellazione dei tratti storici dei luoghi.
Ieri, 10 febbraio 2018 purtroppo quello che temevo si è compiuto. Il Cippo di confine  su cui era scolpito le due lettere “PC” e che io avevo appositamente evidenziato con vernice rossa affinchè fosse visibile, è stato sradicato e distrutto dalle pale meccaniche della E.ON, società che sta svolgendo i lavori di costruzione dell”impianto eolico  a Montagna Fasana  nel comune di Morcone (BN).
Questa è la nota con relative foto inviata alla Soprintendenza di Caserta.

                                       Fronte Sannita per la Difesa della Montagna
 Costituita ai sensi dell'art. 18 della Costituzione della Repubblica Italiana
                       c/o Vico Santa Chiara, 3 – 82032 Cerreto Sannita
                                  e- mail : fronte.sannita@gmail.com

Spett.le Soprintendenza Archeologica,
Belle Arti e Paesaggio
Per le Province di Benevento e Caserta
Viale Douet (Reggia), 2/a
81100 Caserta
sabap-ce@beniculturali.it

Oggetto: Segnalazione.

Premesso:

  • che nel territorio di Morcone, in località Tre Cantoni – Montagna Fasana si stanno eseguendo lavori per la costruzione di un impianto eolico su un’areale di alcuni centinaia di ettari di boschi e pascoli di cui molti gravati da usi civici;

  • che le piste di collegamento dello stesso impianto sono costruite rasenti i confini dei comuni di Cerreto Sannita e Pietraroja;

  • che detti confini non sono solo confini comunali ma rappresentano, anche, i confini di tre feudi medievali di Terra di Lavoro- Campania Felix, Contado del Molise e Principato Ultra ed è probabile che detti luoghi siano stati utilizzate come “dogane” tra stati e precisamente in località “Stadera” e “Ripa Male Portelle”

  • Che detti confini erano stati scolpiti su pietre native ancora esistenti e da me segnati con vernice rossa per renderli visibili di cui ho individuato anche le coordinate per riportarle precisamente in mappa;

  • che detti “cippi” di confini di feudi non sono stati mai rilevati o menzionati sulle relazioni archeologiche a corredo del progetto dell’impianto della Dotto Morcone s.r.l.;

  • che, letto il progetto, molti di quei “cippi di confine” scolpiti su pietre native, a causa della loto posizione, potrebbero essere estrirpati o danneggiati nel corso dei lavori;

tutto ciò premesso

si chiede a codesta Soprintendenza di voler opportunamente intervenire affinché questi antichissimi ed importantissimi reperti archeologici siano opportunamente tutelati e che l’impianto eolico e le relative piste rispettino le distanze minime previste dai reperti archeologici.
Si resta a disposizione di Codesta Soprintendenza anche per eventuali sopralluoghi.

Cerreto Sannita, 16 gennaio 2018

                                                                       Fronte Sannita per la Difesa della Montagna
il presidente
Giuseppe Fappiano

 

Stralcio della mappa del 1770 relativa ai confini tra Terra di Lavoro- Principato Ulteriore e Contado del Molise (nel cerchio rosso “I Tre Confini” ora Ripa Maleportelle)

I Tre Confini – Ripa Maleportelle (Punto 1 della mappa)

Cippo n° 2
La Stadera

Cippo n° 4 (lato est)

Cippo n° 4 (lato Ovest)

Cippo n° 5

Cippo n° 6

Cippo n° 7

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Lei si che è un bel….. Volpino!

volpino2

Vi ho mai parlato della “Associazione Nazionale del Volpino?”
Ahhhhhh no?
Eppure è molto famosa poiché tra i suoi iscritti troviamo un bel po di sanniti, tra cui anche alcune amministrazioni comunali dell’alto Sannio beneventano!

Ebbene si, queste, piuttosto che ricercare soluzioni che potessero tutelare aree protette come aree SIC designate ZSC, *Habitat Prioritari e pascoli permanenti tutelati dalla Comunità Europea,  valorizzare il territorio, la storia, le tradizioni locali, intorno alle quali creare attenzione, lavoro, turismo, hanno deciso, inopinatamente, di aprire le porte all’industria dell’eolico, con tutte le conseguenze negative in termini di impatto ambientale, pensando così di poter risolvere tutti i problemi legati ai bilanci comunali in disavanzo e, perché no, tentare di offuscare incapacità politiche ed amministrative, passate e presenti!

Ci facciamo un bell’impianto eolico, le “pale girano” e noi facciamo soldi e mettiamo a posto i conti.

L’esempio su tutti, giusto per spiegare come “funziona e friziona” il sistema lo facciamo sul costruendo (ma ancora per poco) impianto eolico di Morcone.

Dicono le delibere: “216.000 euro all’anno di affitto per 18 pale più il 3% (poi scesi a 2,50%) del ricavato della vendita di 165GWh della produzione teorica (chissà perché la Dotto nella relazione parla di 165 poi si conviene in convenzione per 125GW/h). Comunque, teniamo per buoni questi dati e cominciamo a vedere come sono “volpine” queste amministrazioni.

Esempio: per l’affitto il comune percepisce 216.000 euro all’anno per pale installate su piazzole della misura di 25×25 (625 mq. x18=11.250 mq.). Quindi ha concesso in affitto la terra per l’istallazione delle pale a circa 19,20 euro a metro quadrato.

Bell’affare direte!

E no, dico io (e la Dotto si sfrega le mani! …….gli ho fatti fessi a sti “volpini!”).

Quì mancano le parti più sostanziose. Nel turbinio di soldi che giravano e girano dappertutto intorno a ste faccende, il comune si è scordato che oltre a quell’ettaro o poco più su cui prenderebbe 19,20 euro a mq. all’anno per le piazzole, ha ceduto, AGGRATIS, ben altri 200.200 (duecentomiladuecento) metri quadrati di demanio e di terre gravate da usi civici per la costruzione di piste di collegamento.

Dal che, se l’aritmetica non è un’opinione, mq. 200.200 + mq. 11.250 fanno al bellezza di 211.450 mq. che, diviso sempre per i noti 216.000 euro,  fanno all’anno 0,978995185 a mq.

E se svegliamo gli aministratori dall’ormonal torpore gli narriamo anche  della strada comunale (Pontelandolfo/Morcone) dove, per allargarla, la Dotto Morcone sta effettuando centinaia di espropri ed allora la faccenda s’ingarbuglia ancora di più!
La cosa bizzarra è che la strada è comunale ma le aree espropriate sono già accatastate alla Dotto Morcone ragion per cui la strada è si comunale ma dei soliti e “storici” 2 metri di larghezza (facendosi sventrare e cancellare l’antico tratturo compreso gli storici e tutelati archeologicamente  muretti a secco), mentre il resto è della Dotto Morcone.
Come credete che finirà tra 30 anni quando la Dotto (E.ON) dismetterà l’impianto?

Il comune sarà costretto a ricomprarsi  “le rive gauche e le rive droite” della strada poiché sarà proprietaria del solo “centro”.

Un’affarone!!!!!

Si vabbè, diranno loro, “ripariamo” con le compensazioni ambientali.

Non faremo più pagare la mensa ai bambini, compreremo nuovi scuola bus elettrici caricati con la presa elettrica collegata direttamente dalle pale.
Spargeremo catrame fonoassorbente sulla strada per Montagna Fasana così i passerotti possono fare l’amore e riprodursi senza essere disturbati da quel caotico e rumoroso traffico che c’è sulla montagna di Morcone!
(ma questi veramente credono di poter usare quei soldi come gli pare e piace? Leggere prego DM 10/9/2010 allegato 2 ……. le royalty sono vietate dalla legge!)

E giustamente, sempre come diceva il mitico Totò :” è la somma che fa il totale!”

E allora facciamola questa…somma totale!

Il comune incasserà 0,97899518 a mq., e se gli va bene, al massimo raddoppia quella con qualche obolo corrisposto dalla società ma siamo sempre a livello di “bruscolini”.

I soldi veri, quelle a tonnellate di bigliettoni di colore verde (quelli si green  altro che energia verde) se li beccherà la Dotto Morcone o la tedesca E.ON che dir si voglia.

E gli facciamo anche a loro il conto in tasca.

Dalla loro “proiezioni di produzione” (molto opinabili per la verità) risulta che l’impianto produrrà, così come da loro dichiarato, di 165 GWh.

Quindi i dati di calcolo da tenere a mente sono i seguenti:

-Produzione annua di elettricità: 165 GWh
-Vendita energia al GSE al prezzo medio di €. 65,80 a MWh (prezzo mercato previsto dal GSE Gennaio 2018)

Da precisare che la Dotto Morcone ha partecipato alla gara degli incentivi aggiudicandosela con un ribasso del 40%

Secondo l’algoritmo che si sono inventati tra Governo italiano e GSE per la concessioen degli incentivi risulta che l’incentivo corrispondibile a titolo di Certificato Verde per i prossimi 15 anni è di €. 53,4456

Quindi la società eolica guadagnerà sulla terra messa a disposizione dal Comune di Morcone per ogni anno i seguenti milioni di euro:

Per energia prodotta: 165.000 MWh x €. 65,8000 = €. 10.857.000,00
Per incentivi …………..:  165.000 MWh x €. 53,4456 = €.   8.818.524,00
                                                                               Totale   €. 19.675.524,00

Ma non finisce qui.

La legge sulla riduzione delle emissioni di CO2 impone ai produttori da fossile di certificare, ogni anno, in relazione alla produzione da fossile una produzione pari al 7% proveniente da rinnovabili.

E qui entra in gioco il mercato dei certificati verdi.

In pratica i produttori di energia elettrica da fonte rinnovabile oltre all’incentivo suddetto ricevono anche un “certificato” vero e proprio per ogni MW prodotto e corrisposto alla rete.

Quel “certificato” non è una bella medaglietta da mettersi al petto ma è un “buono” vendibile alle suddette società di produzione da fossile che sono costrette a comprarli se vogliono produrre più energia.

Siccome parliamo di quantità “percentuali” più certificati verdi riesce a reperire sul mercato “quell’inquinatore da fossile” più può produrre da fossile.

Paradossalmente l’energia rinnovabile permette ai produttori da fossile di poter inquinare di più.

Svelato testè il “settimo segreto” del…… neoliberismo!

I certificati verdi hanno un mercato e vengono contrattati alla stregua dei titoli di borsa che possono essere scambiati anche più volte tra privati o collocato sulla Borsa dell’energia.

Quindi ci sono delle società mediatrici di “Trading” che contrattano i Certificati Verdi messi sul mercato e che i produttori da fossile comprano.

La borsa valuta mediamente un Certificato Verde intorno agli 80 euro.

Quindi 165.000 MWh fruttano annualmente al produttore:
€. 65,80+53,4456+80,00= 199,2456 *165.000 MWh= € 32.875.524,00

Quindi ai comuni nemmeno gli “spiccioli” dal che, iscrizione d’ufficio alla “Associazione Nazionale del Volpino!”

Tanto per spiegare ai posteri di cosa stiamo parlando!

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